Con le fredde giornate invernali (almeno cosi’ si spera),  nel nostro magazzino oltre alla attività di manutenzione del materiale apistico, possiamo dedicarci alla preparazione di un altro prodotto molto importante dell’alveare: la CERA che con i suoi fogli costituisce uno dei pilastri dell’alveare!

Dopo le smielature estive la preziosa cera di opercolo (priva di contaminati) è stata sciolta nelle nostre sceratrici solari ed ora con le api a riposo (altrimenti potrebbe scatenarsi un apparente saccheggio per l’odore di miele contenuto nella cera) possiamo procedere alla sua purificazione sciogliendola in acqua bollente con la seguente procedura (attenzione ai particolari perché fanno la differenza):

  • utilizzare una pentola di acciaio o alluminio (non ferro o rame)
  • 1/3 acqua distillata o acidula: un cucchiaio aceto x 1.5 l di acqua (no acqua del rubinetto che a causa dei sali minerali presenti potrebbe innescare il processo di saponificazione)
  • 2/3 di panetti cera
  • scaldare su fornello e mescolare sino a quando la cera non si sarà ben fusa.
  • versare il tutto in una bacinella di plastica termoindurente (no recipienti in legno o ferro) o in un secchio da sciroppo che sicuramente abbiamo in casa, avendo l’accortezza di filtrare il tutto interponendo sulla bocca del secchio 2 strati di garza medica
  • lasciare solidificare lentamente nel recipiente permettendo quindi alla cera di affiorare e separarsi dall’acqua più pesante, successivamente con una spatola staccare dal secchio il panetto di cera così ottenuto, ripulendo le ultime impurità che si sono depositate nella parte inferiore.

Dopo aver seguito questa procedura la Cera di Opercolo è pronta per essere conferita in APIDOLOMITI per la lavorazione collettiva.

Ricordiamo che le sostanze chimiche utilizzate nei trattamenti acaricidi restano intrappolate nella cera dei favi da nido e non esiste nessun sistema per eliminarle. Per questo è inutile sobbarcarsi il lavoro per ottenere un po’ di cera contaminata dai vecchi favi neri eliminati dal nido, che poi se mescolata con quella di opercolo, potrebbe rovinare il proprio lavoro e quello dei Soci che hanno conferito la cera. Meglio quindi eliminare la vecchia cera recuperando il telaino di legno che potrà essere trasformato in un diaframma con un panello isolante o del sughero.

Da anni APIDOLOMITI punta molto a questo aspetto del miglioramento della cera conferita, chiedendo ai propri Soci di separare le 2 produzioni (cera da opercolo e cera da nido) e le analisi eseguite a campione sui fogli cerei prodotti da cera di opercolo ne attestano la qualità e la purezza, caratteristiche ben gradite alle nostre Api.

Buon lavoro

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